Pubblicato il 25/06/14 in Finanza | Fonte: Teleborsa

Iraq, al-Maliki chiede l’intervento degli aerei Usa

(Teleborsa) - In piena escalation della crisi irachena, emerge adesso che l'intelligence USA aveva già messo in guardia l’anno scorso l’amministrazione Obama, sul veloce deterioramento del paese, compreso lo stato di debolezza dell’esercito iracheno e le tensioni politiche a livello tribale, tra sciiti e sunniti. Lo rivela un funzionario dell’intelligence Usa.

Più recentemente, le varie sezioni dell’intelligence Usa, avevano fornito previsioni corrette sull’evolversi della situazione, compresa l’estensione verso nord della rivolta e la conquista di Mosul, seconda città più grande dell’Iraq.

Queste osservazioni potrebbero adesso alimentare delle polemiche da parte del Congresso Usa, sul fatto che il presidente Barack Obama abbia voluto porre fine alla guerra in Iraq e sulla criticità di questo problema, se fosse lasciato in eredità alla prossima amministrazione presidenziale. Secondo dichiarazioni di alti funzionari americani, se la rivolta si estendesse ulteriormente e minacciasse anche i paesi confinanti come la Giordania, verrebbe vanificato un decennio di sforzi militari e diplomatici per ricostruire una democrazia stabile, dopo l’invasione del 2003 di George W. Bush.

Il funzionario dell'intelligence che ha rilasciato queste considerazioni, non ha voluto però commentare eventuali opzioni militari statunitensi, come ad esempio gli attacchi aerei richiesti dal primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki.

Gli Stati Uniti hanno detto che la fine della rivolta dipende dalla capacità dei leader iracheni di giungere ad un accordo su un governo di unità nazionale che affronti le denunce di minoranza sunnita e curdi, come peraltro auspicato dal Segretario di Stato americano John Kerry, durante la sua visita a Baghdad.

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